La Green Economy e la questione cinese

Abbiamo visitato il blog ufficiale di Compendium Value per trovare alcune informazioni utili sul mondo degli investimenti e dell’economia reale. Compendium Value è una società di diritto inglese, proprietaria del marchio “Compendium Value” e oggi attiva nel settore dell’Economia Reale. Compendium Value in Italia ha un ufficio di rappresentanza a Roma; di fatto, nel Gruppo Compendium Value c’è la Compendium Limited Company, con sede a Londra. Sul blog di Compendium Value si trovano diverse opportunità di approfondimenti dei mercati “più stabili”, in linea con l’obiettivo di “Creare Valore Sicuro” che Compendium Value si pone per sé e per i propri partner. Abbiamo trovato un interessante approfondimento di Compendium Value sulla Green Economy cinese. Una delle “tendenze” di questi ultimi anni è infatti quella della Finanza Verde. Considerata la sempre più alta attenzione dedicata al pianeta e alla sua “salute”, anche la finanza ha iniziato ad interessarsi in qualche modo dell’ecologia. Come? Attraverso l’utilizza di strumenti finanziari dedicati proprio al nostro pianeta. Ma di cosa si tratta?

I Green Bond non sono altro che delle obbligazioni emesse per finanziare investimenti nei settori che operano nella Green Economy ed hanno raggiunto nel 2016 ben 81 miliardi di dollari (il doppio rispetto al 2015). Il 2015 è stato un anno molto significativo per la finanza verde, sono stati siglati infatti importanti accordi internazionali per la sostenibilità. Un esempio è dato dall’accordo di Parigi sul clima, di cui oggi tanto si parla per le direttive espresse dal presidente americano Donald Trump. E ancora c’è l’Agenda Onu 2030. Ad oggi la Commissione UE ha documentato che le obbligazioni verdi vengono utilizzate soprattutto per finanziare progetti su energie rinnovabili (45%), sull’efficienza energetica (19%), sui trasporti a basso tenore di carbonio (13,4%), sull’acqua (9,3%), sui rifiuti e sull’inquinamento (5,6%).

La situazione in Italia è invece ancora poco sviluppata anche se si prova a far qualcosa a livello parlamentare (con scarsi risultati). Vediamo adesso invece cosa sta avvenendo in Cina, economia in linea perfetta con l’Accordo di Parigi. La Cina ha infatti destinato cinque province alla realizzazione di veri e propri laboratori di green economy grazie ad una serie di strumenti finanziari.

In queste province verranno adottate regole e impianti di economia verde: multe per chi inquina, costruzione di impianti solari enormi, utilizzo di bike sharing nei centri urbani, blocco alla costruzione di centrali a carbone. Si tratta di cinque grandi progetti annunciati lo scorso 26 giugno 2017, nel tentativo di risolvere, almeno in parte, la grave afflizione dell’inquinamento che regna nel continente asiatico. La decisione è arrivata direttamente dal consiglio di Stato cinese, guidato dal premier Li Keqiang. Gli strumenti finanziari per questi grandi progetti saranno gestiti direttamente dalla banca centrale: incentivi, tassi d’interesse agevolati, scambio dei diritti di emissione, agevolazioni fiscali etc. Ogni provincia scelta ha delle caratteristiche ben precise ed i progetti sono stati avviati tenendo conto di queste peculiarità. Per esempio nel Guandong sono stati avviati meccanismi di credito per sostenere il risparmio energetico e la riduzione dell’utilizzo del gas serra. Nel Guizhou invece si punta sull’agricoltura sostenibile e sul controllo dei rifiuti agricoli. C’è poi ancora lo Xinjiang, il Guizhou e lo Jiangxi. Come accennato ci sarà poi, in tutte le province sedi dei progetti, una legge particolare per punire chi inquina. Già nel 2016 era stata promossa una legge che tassa le industrie inquinanti. La multa entrerà in vigore nel 2018 e si differenzia per importo a seconda della tipologia di inquinamento: sono tassati i rifiuti delle industrie minerarie, le emissioni di diossido d’azoto o di zolfo, le ceneri prodotte dalle centrali termiche, ma non (e questo è un grosso limite) il diossido di carbonio e i rifiuti nucleari.